32b) More. Gli utopiani e il lavoro.
Un reparto apposito sifogranti, una specie di corpo speciale di
polizia (come i filaks nella Repubblica di Platone)  adibito a
controllare che tutti lavorino: l'ozio  proibito. Al lavoro
agricolo nessuno si deve sottrarre. Anche i bambini, fin da
piccoli, devono cominciare a impratichirsi del lavoro nei campi.
Se (quasi) tutti lavorano, il risultato  che tutti lavorano poco
(sei ore al giorno per produrre pi del necessario in una societ
senza vizi). Le vesti sono a forma unica, ma si distinguono per il
sesso.
Th. More, Utopia, secondo, Arti e mestieri (pagina 23).

C' un'occupazione comune a tutti indistintamente, uomini e donne,
l'agricoltura, e nessuno n' eccettuato. In questa sono
ammaestrati tutti dalla fanciullezza, un po' imparandone le regole
a scuola, un po' condotti come per isvago nella campagne pi
vicine alle citt, dove non stanno a guardare soltanto, ma vi
metton mano, ad ogni occasione di esercitare i muscoli. Ma oltre
all'agricoltura che, come ho detto,  comune a tutti, ognuno
apprende un mestiere, un'arte qualsiasi, come sua particolare: in
genere o la lavorazione della lana, o si occupano a tessere il
lino, o l'arte di muratore, di fabbro, di falegname; non vi sono
l altri lavori che occupino un numero di uomini notevole. Poich
le vesti, la cui forma  unica per tutta l'isola, salvo che si
distingue alla foggia il sesso come anche un celibe da un
ammogliato, ed  identica sempre per tutta la vita, ma non manca
di grazia a vedersi e segue bene i movimenti del corpo ed  adatta
per l'estate e per l'inverno; le vesti, dico, ogni famiglia se le
fa da s. Ma delle altre arti anzidette ognuno ne apprende
qualcuna, e non solo gli uomini, ma anche le donne: queste del
resto, come pi deboli, fanno cose pi leggere, lavorano in genere
la lana e il lino; agli uomini sono affidati gli altri mestieri
pi pesanti. Nella maggior parte dei casi ognuno  educato
nell'arte paterna, cui i pi sono naturalmente inclinati; ma se
qualcuno per temperamento  portato ad altro, passa per adozione
in una famiglia che fa il mestiere per cui egli ha passione, e non
solo il padre, ma anche i magistrati s'adoprano acciocch entri a
servizio di un padre di famiglia serio e galantuomo. Anzi, se
qualcuno, gi padrone di un mestiere, ne vuole apprendere in
seguito un altro, gli  concesso allo stesso modo: quando avr
conseguito l'uno e l'altro, eserciter quello che pi gli piace, a
meno che la citt non abbia bisogno di uno dei due.
La principale e quasi unica occupazione dei sifogranti  di aver
cura e badare che nessuno se ne stia senza far nulla, in braccio
alla pigrizia, ma attenda ognuno al suo mestiere con
sollecitudine, senza per stancarsi, come una bestia da soma, a
lavorare ininterrottamente dalla mattina per tempo fino a sera
tardi, ch sarebbe una pena che nemmeno uno schiavo sopporterebbe.
Tale per pi o meno  la vita degli operai in ogni paese, tranne
che in Utopia! Qui dividono il giorno in 24 ore eguali, compresavi
la notte, e non danno pi che 6 ore al lavoro, 3 prima di mezzod,
dopo le quali vanno a colazione, e quando, dopo tavola, han
riposato 2 ore pomeridiane, ne danno ancora 3 altre al lavoro,
chiudendo col pasto principale. Segnando l'una da mezzogiorno,
vanno a letto verso le otto e il sonno richiede 8 ore: tutto il
tempo che passa tra il lavoro e il sonno o i pasti  lasciato al
piacere di ognuno, non gi perch lo sciupi in lascivie o
nell'infingardaggine, ma perch quanto  libero da lavoro manuale
lo spenda bene, secondo i suoi gusti, in qualche occupazione
prediletta. Questi intervalli i pi li impiegano in studi
letterari; c' l'uso infatti di tenere ogni giorno lezioni
pubbliche, prima di far giorno, cui sono costretti a intervenire
soltanto quelli espressamente prescelti per gli studi; ma vi
affluiscono uomini e insieme donne di ogni condizione, in gran
folla, ad udire questa e quella lezione, secondo le loro
inclinazioni. Tuttavia uno, se preferisce consumare perfino questo
tempo nel suo mestiere, come avviene comunemente di molti, il cui
animo non si solleva ad alcuna speculazione scientifica, nulla
glielo vieta, anzi viene anche lodato, come utile allo Stato.
Dopo il secondo pasto passano un'ora a svagarsi, d'estate nei
giardini e d'inverno in quelle sale comuni dove mangiano, e quivi
fanno musica o si distraggono conversando. I dadi non sono nemmeno
conosciuti e cos tutti i giochi di tal fatta, insipidi e
rischiosi; del resto praticano due giochi, non dissimili dai
nostri scacchi: il primo  la battaglia dei numeri, in cui un
numero rapisce l'altro, nel secondo le virt contendono contro i
vizi, facendo avanzar le loro truppe. In quest'ultimo bellamente
si mostra l'anarchia che regna tra i vizi e il loro accordo contro
le virt; ugualmente qual vizio sia opposto a ognuna delle virt,
con quali forze i vizi attacchino allo scoperto, con quali
macchinazioni assalgono di fianco e con quali scorte le virt
spezzino le forze dei vizi, con quali arti sfuggano ai loro
tentativi, infine in qual modo l'una delle due parti
s'impadronisca della vittoria.
Ma a questo punto bisogna esaminar pi precisamente una quistione,
perch non cadiate in errore. Potreste infatti immaginare, pel
fatto che stanno al lavoro 6 ore al giorno solamente, che ne debba
seguire qualche scarsezza delle cose necessarie. Ben lungi da ci,
anzi queste 6 ore sono non solo sufficienti, ma anche di troppo
per produrre in abbondanza tutto ci che si richiede, sia pei
bisogni che pei comodi dell'esistenza; e anche voi lo
comprenderete, riflettendo fra di voi quale gran quantit di gente
viva senza far nulla presso gli altri popoli. Anzitutto quasi
tutte le donne, che sono la met di tutto l'insieme o, se in
qualche luogo le donne si danno da fare a lavorare, ivi per lo pi
gli uomini russano al loro posto. Oltre a ci, dei sacerdoti e dei
cosiddetti religiosi, oh che gran folla! E che sfaccendati!
Poniamo ora tutti i ricchi, specie i proprietari di poderi, che
chiamano comunemente gentiluomini e nobili; poi mettete nel numero
il loro servidorame, cio tutta quella colluvie di spadaccini e di
scioperati; aggiungete infine quei robusti e gagliardi pezzenti,
che coprono col pretesto di malattie la loro indolenza, e vedrete
che molto pi pochi che non credevate son coloro dal cui lavoro
risultano le cose tutte di cui si servono i mortali. Ponderate ora
dentro di voi fra questi stessi quanto pochi siano quelli che si
occupano di un mestiere indispensabile, se  vero che, dove tutto
si misura col denaro, si devono necessariamente esercitar molte
arti del tutto senza senso e superflue, a servizio soltanto del
lusso e del capriccio. Infatti, se questa stessa quantit di gente
che ora lavora venisse distribuita fra un piccol numero di
mestieri, qual  quello richiesto con vantaggio dai bisogni
naturali, i prezzi evidentemente sarebbero anche troppo bassi
perch gli operai se ne potessero assicurare di che vivere... Ma
se tutti costoro che ora sono distratti in opere inoperose, e per
di pi tutta la gran quantit di uomini infiacchiti dall'ozio e
dal dolce far niente, ognuno dei quali dei prodotti del lavoro
altrui consuma quanto due lavoratori, venissero tutti quanti
assegnati ai lavori, e a lavori utili, comprendete agevolmente
quanto poco tempo sarebbe sufficiente e di troppo a provvedere a
tutto ci che giustamente richiedono i bisogni e le comodit della
vita e, aggiungete pure, i piaceri, almeno quelli veri e naturali.
Ora proprio questo rendono evidente i fatti di per se stessi in
Utopia. Quivi infatti, in tutta la capitale con l'annesso contado,
di tutta la popolazione maschile e femminile, appena 500 sono
quelli cui, pur in et e forze bastevoli al lavoro, si concede
l'esenzione. Fra costoro i sifogranti, quantunque liberi per legge
da lavoro, tuttavia, per loro conto, non vi si sottraggono, per
poter, col loro esempio, pi facilmente piegar gli altri al
lavoro. Godono della stessa esenzione anche quelli cui il popolo,
dietro istanza dei sacerdoti e votazione segreta dei sifogranti,
concede licenza di attendere per sempre agli studi. Ch se
qualcuno di essi vien meno alle buone speranze che ha dato di s,
 ricacciato fra gli operai e, al contrario, non  raro il caso
che un manovale dia le sue ore di ozio con tanto impegno alla
letteratura e tanto vi progredisca con la sua diligenza che, tolto
al suo mestiere, venga promosso nella categoria degli uomini di
lettere. Di tra questi studiosi vengono scelti gli ambasciatori, i
sacerdoti, i tranibori e da ultimo il principe, che nella loro
lingua di prima chiamano barzane, in quella moderna ademo. E se
tutto il resto del popolo, o quasi, non se ne sta in ozio ed 
occupato in arti redditizie,  facile computare quale somma
producano di lavoro ben fatto in ben poche ore.
T. Moro, Utopia, Laterza, Bari, 1982, pagine 62-67.
